Le Storie Belle
Dedicata alle persone belle dentro,
che sanno dare senza voler apparire.
Filippo
che sanno dare senza voler apparire.
Filippo
La Camomilla
Evviva è arrivata la Primavera!!!
Nell'aria il profumo dell'erba
ubriacava i fiori di felicità e
loro si lasciavano carezzare dal
venticello gentile e dondolando
facevano vivere un meraviglioso
tappeto di mille colori mentre nel
cielo sfrecciavano le rondini e
risuonava dappertutto il cinguettio
dei passeri e delle cinciallegre.
Posata su una siepe una rosa
superba mirava il suo regno e con i
petali vellutati si civettava
sottolineando la sua vita armoniosa
ed elegante.
Una violetta sprigionava contenta
il suo gradevole profumo mentre un
rosso papavero stava al centro
dell'attenzione.
I tulipani dritti come soldati
vantavano la loro forza prendendo
in giro un meraviglioso ciclamino
tremolante.
Tutti applaudivano alla Primavera
che con un bacio li aveva fatti
sbocciare e lo schiamazzo risuonava
in una dolce musica che faceva
allargare il cuore.
Piccola e quasi nascosta dall'erba
la camomilla se ne stava triste e a
capo chino sul suo gambo rigido con
la corolla all'indietro.
Sul suo faccione di bambina grossi
lacrimoni scorrevvano per gocciolare
sulla terra che subito li
inghiottiva.
Perchè la natura è così
ingiusta? - pensava - Nemmeno le api
si vengono a posare su di me,
avessi almeno delle belle foglie
sullo stelo. Belle grandi così mi
coprirei tutta e nessuno vedrebbe
quanto sono brutta!!!
E giù lacrimoni.
Una passiflora cercava di
consolarla e le diceva: non è la
bellezza la cosa più importante,
vedi come sono strana io?
Tu parli bene perchè sei stata
benedetta dal Signore quel giorno
sul monte!!! Quando ti vedono tutti
dicono: "guarda, una passiflora.
Guarda i chiodi. Guarda il martello".
I giorni passavano e con essi i
mesi, a giugno la camomilla era
cresciuta e si vedeva ancora piu'
brutta e sproporzionata con quello
stelo legnoso, troppo lungo e
troppo grosso per quel suo viso
sempre imbronciato e lacrimoso.
Un giorno di settembre il vento che
tornava da un lungo viaggio in
Oriente, vedendola così afflitta,
le raccontò che il Gran Visir
accanto al suo letto di notte voleva
che fossero portati grandi cesti con
piante di camomilla mentre le rose
venivano fatte a pezzi e i loro
petali venivano buttati davanti ai
suoi piedi e lui li calpestava
incurante.
Non è vero niente!!! Strillò la
camomilla mentre il vento passava
oltre.
Improvvisamente un'ombra minacciosa
coprì il sole, la camomilla alzò
il viso e esterrefatta vide il muso
umido di una mucca.
Dagli angoli della bocca pendevano
dei fili d'erba e, orrore, riconobbe
anche il gambo di un povero papavero.
L'occhione della mucca si fermò un
momento sulla camomilla che
atterrita cercava di farsi piccola
piccola, poi l'enorme animale si
girò e ancora paralizzata la
camomilla lo vide allontanarsi e
restò con gli occhi calamitati
dalla sua coda che si muoveva
mollemente.
Che paura! - disse la camomilla -
poi scoppiò in un pianto dirotto:
nemmeno come cibo sono buona!!!
Almeno adesso la mi a vita
disgraziata sarebbe finita.
Un pomeriggio assolato, mentre i
fiori sonnecchiavano ascoltando il
canto delle cicale, si udì un vocio
gioioso.
Guarda mamma! Guarda che bella rosa.
Non la toccare amore mio, la prendo
io perchè altrimenti ti pungi con
le spine.
Toh, guarda c'è della camomilla.
La tenera piantina alzò il viso
speranzosa: c'era qualcuno che
l'aveva notata.
Ma non fece a tempo a rallegrarsi
perchè un atroce dolore la tramortì.
Mettila nella busta e vediamo se ce
n'è dell'altra.
Ma che magnifiche rose, che profumo.
Le porto io è un peccato che si
sciupino. A casa le metteremo in un
bel vaso.
La camomilla tutta dolorante e
chiusa nella busta udiva le grida
gioiose della bambina che saltava,
saltava, saltava.
Quando rinvenne aprì gli occhi
piano piano e lo sgardo velato si
posò sun un mazzo di rose rosse che
altezzose la guardavano dall'alto in
basso.
Ma che roba!!! Non dovrebbero
permettere che delle camomille
stessero vicine a noi. Queste
pezzenti!!!
La camomilla si girò con grande
fatica e vide che con lei, su un
fazzoletto si trovavano tante sue
sventurate compagne.
L'unica cosa che riuscì a fare fu
di piangere.
Ma anche le lacrime sembravano non
volere più uscire e il sole bruciava.
Quanto bruciava il sole!!! Con
orrore la camomilla vide il suo corpo
raggrinzire e contorcendosi per il
dolore sperò di morire presto.
Che venisse presto la liberazione.
Sentiva le voci. Era realtà o
un'allucinaione?
Ah! Ah! Ah! Ah!.....questa è la
fine che devono fare le pezzenti..
....Ah! Ah! Ah! Ah!..... almeno le
margherite quando le fanno a pezzi
servono agli innamorati....Ah! Ah!
Ah! Ah!.....ma che bell'acqua fresca
che c'è in questo vaso!!!
Povera camomilla, avrebbe voluto
urlare loro che non avevano cuore ma
non aveva più la forza nemmeno per
chiudere gli occhi.
E cosa le toccò vedere!!! La mamma
passando vicino alle rose restava
estasiata ad odorare il profumo che
loro vanitose si sforzavano di
mandare.
Ogni giorno la bambina cambiava
l'acqua alle rose e la mamma le
diceva che era bello pensare a quel
dono meraviglioso della natura.
La camomilla ormai sentiva che il
suo corpo si sarebbe spezzato al
minimo urto e ormai non sentì
nemmeno dolore quando una mano
brusca raccolse lei e le altre
camomille e le stipò dentro un
barattolo di vetro.
Con gli occhi incollati alle pareti
trasparenti guardava penando le rose
rosse che spampanate si pavoneggiavano
ai complimenti di chi si soffermava ad
ammirarle.
Com'è ingiusta la natura! - pianse
senza lacrime la camomilla - Com'è
ingiusta l'umanità! Fossi nata
rosa sarei stata un essere felice.
Passarono molti giorni, la
camomilla vide il colore delle rose
diventare piu' smorto e le loro
membra appesantirsi.
Anche i loro sguardi si aggiravano
morenti.
Adesso si dimenticavano addirittura
di cambiare l'acqua.
Alle nobili rose faranno un
funerale di lusso, pensò la
camomilla e si meravigliò di poter
ancora pensare.
La donna entrò nella stanza, tolse
tutte le rose dal vaso e....le buttò
nel secchio della spazzatura.
Così senza riguardo, con i gambi
all'insù.
Sentì spegnersi i lamenti delle
rose e provò una gran pena per
loro, ebbe perfino pietà per quelle
spine che tutti avevano temuto.
Non capiva. Perchè le rose che
erano state belle adesso venivano
buttate senza riguardo nella
spocizia?
Non aveva il coraggio di pensare a
quello che avrebbero fatto di lei e
tremò quando sentì che il
barattolo veniva preso e aperto.
Una mano la prese cautamente con
altre sue compagne e la donna
annusò il suo corpo senza storcere
il naso, anzi vide che socchiudeva
gli occhi come se provasse piacere.
L'acqua calda le diede una nuova
vitalità e sentiva che dentro di se
aveva una forza che non aveva mai
saputo di avere, che non conosceva.
Non sentì dolore. Vide la luce.
Domandò e la risposta era già
dentro di lei.
La sua sofferenza si era
trasformata in amore e quell'amore
guariva la gente.
Poteva sentire l'universo intero.
Udì il vento che in un paese
lontano diceva ad un lombrico: anche
gli esseri che sembrano i più
insignificanti fanno parte del
mondo di Dio.












